Lo sport è un po’ come giocare d’azzardo.
Sei solo, cerchi di concentrarti al massimo, ma la concentrazione, proprio nel momento in cui se ne ha piú bisogno, sfugge via e si fa largo una strana sensazione, simile a quando un attimo si sta pensando intensamente a qualcosa che nell’attimo immediatamente successivo sembra volatilizzarsi.
Qui entra in gioco la paura. La tensione e la paura di sbagliare prendono il sopravvento, tutto sembra remare
contro. Ci si trova di fronte ad un bivio, da una parte una strada ampia, alberata e facilmente percorribile che inesorabilmente porta a fare quello che non avremmo mai dovuto fare e dall’altra parte lo strettissimo ed impervio vicoletto attraverso il quale il cervello tenta di analizzare tutte le alternative giungendo al successo.
Esistono solo due soluzioni: la prima, nefasta e perdente, in cui la molteplicità delle variabili prende il sopravvento, precipitandoci nel panico e facendoci gettare la spugna, nell’attesa di finire e perdere
la partita per porre fine all’agonia, e la seconda, quella vincente, in cui si gioca un braccio di ferro fra i nostri nervi, il caso e la voglia di vincere. I nervi saldi fanno si che la nostra mente riesca a mettere ordine al caos e riesca, così, a focalizzare una strategia.
Ilcaso é il ferro che puo’ correggere una traiettoria non troppo perfetta a nostro vantaggio. La voglia di vincere é aggrapparsi a questo ferro quasi per infondere energia in esso. Ora, come nel gioco d’azzardo, si puó essere sicuri delle nostre abilitá, delle nostre chance, delle carte che abbiamo in mano….… ma non si puó mai essere sicuri di vincere.
Come nel gioco della roulette, il tiro della vita, proprio quel tiro, che nel momento in cui la palla staccandosi dalla mano per librarsi in aria diretta a canestro ci aveva dato la “ragionevole certezza” del punto, per via del caso, del fato o di una deviazione improvvisa, all’ultimo istante puó prendersi gioco di noi e deviare e stravolgere tutto quello che abbiamo tanto pensato e voluto.
Quel tiro puó mandare a monte una strategia perfetta o puo’ correggere e mandare a canestro un’esecuzione approssimativa, ma é quell’istante infinito che separa la gioia dalla disperazione che rende unica la pallacanestro.
E’ l’eterna sfida fra noi e la palla a spicchi va avanti………..